Star Wars VIII, tra gioia e disperazione

La forza, i Nachos e la beata Organa; un’avventura tra gioia e disperazione.

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Recensione Star Wars: Episodio VIII

Attenzione, il seguente articolo non contiene rivelazioni qualunque, ma un’efficace distillato di spoiler; qualora non aveste visto il film è consigliato fuggire lesti da questa recensione.

Mercoledì 11 dicembre, ore 20:00; quindici minuti all’inizio della proiezione. Con il carisma di uno Jedi, ottengo dalla cassiera un posto centrale, includendo nel biglietto una porzione di Nachos al formaggio, accompagnati da una Pepsi alla spina. Giungo in sala, cullando i croccanti triangoli al mais tra le braccia, in attesa che inizi il film. Dopo un’interminabile susseguirsi di pubblicità, dettate dalle nuove berline Pegeout e dagli innumerevoli prodotti per la cura della pelle, si abbassano le luci, con esse le voci degli spettatori. La sala si veste di un silenzio sacrale, dai tratti sovrannaturali; anche lo spirito più conservatore si sarebbe emozionato dinnanzi a tale atmosfera, accompagnata dagli iconici titoli di testa della saga. Colto da tale emozione, mi appresto a immergere un triangolo di mais nella salsa al formaggio, addentandolo cautamente *Crock* Mi guardo intorno, temendo d’essere folgorato dalle ire impetue delle persone che mi circondano. Ma è bastato alzare nuovamente gli occhi al cielo per comprendere che la sala era stregata davanti all’immenso carro spaziale del primo Ordine. Da incipit, i Ribelli si apprestano al tentativo di distruggere tale imponenza, guidati dal generale Leia.

Come Han alla guida del Falcon, mi ritrovo però costretto a dover sfrecciare a 12 parsec verso la seconda parte della pellicola, nonché all’evoluzione spiritica del carattere Jedi di Rey. Tutto ciò che precede tal momento è un amalgamato di semine, raccolte poi in un secondo momento, alternate a momenti puramente discutibili, come la trasfigurazione della principessa Organa, beata tra le stelle, in un divino ritorno verso casa.

*Crock*

Rey si sgancia verso la base del Primo Ordine, sulla quale sono presenti Finn e una sua spalla, cui per mancata rimembranza chiameremo ”l’ammiratrice”; i due, colti alla sprovvista dall’inaspettato tradimento di DJ, sono stati resi prigionieri, ma non giustiziati.

*Crock*

Accolta da quel che sin da inizio film si è dimostrato un pentito Kylo Ren, Rey viene portata davanti all’immortale leader supremo Snoke, che si rivela essere l’artefice della connessione neurale tra i due; ora che ha Rey sotto ai suoi occhi, può finalmente estorcerle le informazioni per tracciare Luke Skywalker, l’ultimo Jedi. Dentro di me tento di tracciare plausibili motivazioni riguardanti l’incontro, supponendo che abbia chiamato Rey cosi che, anche se non gli avesse rivelato la verità, avrebbe potuto ucciderla, acquisendo nuovamente fiducia in Ren ed evitando che quest’ultima potesse raccontare ciò a Skywalker. Ma la verità temo sia che gli sceneggiatori non avessero pensato a come Snoke avrebbe semplicemente potuto mettersi in contatto con Rey, tentando di estrarle le informazioni a distanza, così come ha artefatto l’incontro tra lei e Ren. Donandomi alla pura spettacolarizzazione del prodotto, mi appresto a godermi la caduta di Snoke, seguita dal combattimento tra Rey e Kylo contro le guardie imperiali, accostato all’incontro tra Finn e Captain Phasma; *Crock* addento un triangolino, *Pew* Finn schiva il colpo *Bang* Le guardie imperiali vengono disintegrate *Crock* Un altro triangolino. Una sequenza impeccabile, ritmata tra Nachos e Spade Laser.

*Crock*

Questa volta a rompersi, non è una patatina, ma il mio animo, masticato dall’impulso Ren. Vederli schierati dalla stessa parte andava contro ogni canone d’originalità, a cui pare la nuova trilogia sia allergica; piuttosto che un terzo ordine, dominato da Rey e Kylo, la pellicola svolta verso una distinta evoluzione tra i due. Ma a tradire completamente i miei sentimenti, è stato il ”combattimento” finale tra Ren e Luke; quel che si presenta come uno degli scontri più emozionanti della saga, si sgretola nel mostrare lo stadio di energia raggiunta da Skywalker. Un’energia spiritica al pari con la comparsa di Yoda, che oltre ad avere aperto i cuori dei fan, ha portato a molti buchi di trama; in primis, il perché non compaia Darth Vader, conosciuto in patria nostrana come Fener, assieme affianco alla ribellione. Mi sento nuovamente in dovere di dover giustificare tal punto, supponendo sia l’orgoglio nel voler seguire la propria etica malvagia nonostante la conversione a fine Episodio VI. E mordendo l’ultimo triangolino ricoperto di formaggio, penso fermamente che, nonostante tutto, quest’ultimo capitolo non si pone solo come un definitivo punto di rottura dell’equilibrio tra il bene e il male, ma altresì tra il vecchio e il nuovo spettatore.

*Crock*

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